Santoro & C.
Le mirabolanti imprese del dottor Santoro, in arte “
Michele chi?”. Il nostro tribuno mediatico avrebbe potuto fare molte cose nella vita, grazie alle sue innate doti istrioniche. Sarebbe stato, per esempio, un ottimo attore. Sono 30 anni che è in televisione, fa e dice quello che gli pare e come gli pare, ma continua ad interpretare il ruolo di vittima, di perseguitato, alludendo a censure, bavagli, imposizioni, intimidazioni, minacce e sanzioni. E lo fa così bene che la gente gli crede. Devi essere molto bravo per ingannare il pubblico per tanti anni.
Un altro ruolo che interpreta benissimo è il finto tonto. Sapete, quello che qualunque domanda gli facciate, fa finta di cascare dalle nuvole, non sa niente e vi risponde per vie traverse. Così quando lo accusano di essere eccessivamente fazioso, risponde, citando i dati auditel e share, che il suo programma fa grandi ascolti. Quando gli rimproverano di non garantire il pluralismo degli interventi ed il contradditorio e di fare uso personale del mezzo pubblico, risponde che il suo programma è ampiamente ripagato dai grandi introiti pubblicitari. Non risponde alle accuse, fa finta di non aver capito, fa il finto tonto. Ed anche questo lo fa così bene che la gente gli crede. Ma non tutti, qualcuno comincia ad ammettere che Santoro esageri. Il presidente RAI Garimberti, per esempio, risponde che Santoro fa demagogia e fa un uso distorto del mezzo pubblico. Lo stesso Garimberti che fino a ieri lo aveva sempre difeso dalle stesse accuse. E se anche Garimberti oggi deve ricredersi vuol dire che forse non erano accuse infondate. E cosa risponde Santoro? Tanto per cambiare risponde che lui non dialoga con chi si comporta come Pilato. Ecco, come al solito non risponde alle accuse. Fa il finto tonto e lo fa molto bene.
Gli crede anche uno stuolo di giornalisti, opinionisti, editorialisti più o meno autorevoli, che per difendere il loro idolo usano proprio quegli argomenti; i grandi ascolti e gli introiti pubblicitari. Anche questi sono bravissimi a fare i finti tonti. Dimenticano, infatti, che la RAI, in quanto azienda pubblica, non ha come fine quello di realizzare utili e profitti d’impresa, ma quello di garantire il servizio pubblico. Quindi, parlare di ascolti e di incassi è un argomento del tutto fuori luogo, tipico di chi fa il finto tonto per non rispondere alle vere domande. L’ipocrisia di questa gente è fin troppo evidente, se si pensa che sono gli stessi che accusano la Tv commerciale, Mediaset, di non badare alla qualità dei programmi, ma solo al profitto d’azienda. Se però i profitti li fa Santoro, allora va benissimo e giustifica qualunque porcheria e faziosità. Valli a capire!
Ma il nostro istrione è così bravo che tutti pendono dalle sue labbra e quello che dice Santoro è vangelo. Lui è il protagonista, è l’officiante di questa cerimonia mediatica; la televisione è Santoro, l’informazione è Santoro, la verità rivelata è Santoro. Lo si capisce benissimo anche dalla scenografia dello studio. Lui al centro, sempre in primo piano, come protagonista e direttore di scena, intorno gli ospiti (scelti da lui) e più su in piccionaia il pubblico (anche questo scelto da lui) pronto a fare la claque. Ma sono solo comparse il cui compito è proprio quello di esaltare il vero protagonista, l’interprete principale, l’istrione, il mattatore: lui, Santoro. Ha un Ego così smisurato ed è tanto pieno di sé che, forse, deve indossare delle camicie elastiche per evitare che, gonfiandosi, saltino i bottoni della camicia.
Il nostro mattatore mediatico si lamenta, anche questa è un’interpretazione che gli riesce benissimo, di non essere gradito all’azienda. Ricorda le polemiche continue, il difficile rapporto con la direzione della RAi. E’ l’unico conduttore che può permettersi di mandare il direttore generale a quel paese, senza pagarne le conseguenze. Ma Santoro è Santoro! Ma la cosa che più lo ha amareggiato in questi anni, lo confessa in diretta, è il fatto che si dica che lui è in RAI perché lo ha stabilito un giudice. Come se fosse una menzogna, una calunnia. Invece è la pura e semplice verità. Lui è in RAI perché un giudice ha deciso che fosse reintegrato in azienda, che avesse un suo programma e che fosse in prima serata. Altrimenti sarebbe a cercare funghi. E’ vero, ma non bisogna ricordarglielo, perché lui è così sensibile che, poverino, ne risente.
Ma tutti gli spettacoli finiscono, anche quello di Santoro. Così, sempre facendo la vittima, decide di porre fine alla commedia e, con un accordo consensuale, rescinde il contratto che lo lega all’azienda, ripagato con una lauta liquidazione di 2,3 milioni di euro. Ed ecco che lo stesso Santoro ne dà l’annuncio nell’ultima puntata della stagione. Ma da animale di palcoscenico quale è, ha ancora un guizzo finale. Una sorpresa, il classico colpo di teatro. Annuncia che il contratto prevede che lui possa continuare a collaborare con la RAI. E lui è pronto a riprendere i contatti per rifare un’altra stagione di Annozero. Questo dopo aver firmato giusto il giorno prima la sua uscita dalla RAI. Ora, se questo non è un tipico caso di schizofrenia, cos’è? Per sua fortuna, però, la moglie fa la psicologa, quindi potrà seguirlo ed assisterlo molto da vicino. Fine della storia? No, proprio oggi arriva l’ultimissima. Dopo aver rescisso il contratto, lasciato l’azienda ed intascata la molto lauta liquidazione, udite udite, oggi si propone come direttore generale della RAI. Forse il caso Santoro è più grave del previsto. Forse non basta l’assistenza familiare. Forse occorre un bravo specialista.
Caro Santoro, vada a La7, La8, La9, La Spezia…se non le va di andare a quel paese ne scelga un altro a piacere, ma ci vada. E ci resti…
Santoreide
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