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Titanic
Ballando mentre la nave affonda
SCIENZA
2 dicembre 2015
Cervelli unisex
           

Ovvero: come si fanno i titoli a capocchia. Non è che io ce l’ho in particolare con la stampa, è che certi cronisti sono proprio dei “peracottari“, come diceva un ingegnere romano che insegnava fisica.

Prendiamo, per esempio, questo titolo comparso sul Giornale.it di qualche giorno fa: “Il cervello è unisex“. Non c’è possibilità di equivocare, significa che il cervello umano non ha differenziazioni di genere maschile e femminile; i cervelli di uomini e donne sono perfettamente identici. Ma siccome la baggianata è talmente grossa che si stenta a credere che in questa affermazione ci sia qualcosa di anche lontanamente scientifico, non resta che leggere l’articolo per verificare. Ed infatti il pezzo dice qualcosa di completamente diverso dal titolo.

Inizia citando l’autorevole fonte “United States National Academy of Sciences” che avrebbe pubblicato il risultato di una ricerca dalla quale si scopre che il cervello è “unisex“. E se già nelle prime righe conferma la notizia, significa che deve essere vero. E, proseguendo nella lettura, si ha la conferma che “Non esisterebbe un vero e proprio dimorfismo sessuale del cervello“, e che “uomini e donne sono cerebralmente uguali.”. Chiarissimo, non c’è alcuna differenza, sono perfettamente uguali.

Ma subito dopo dice: “ Esistono però regioni più comuni tra i maschi e regioni più comuni tra le donne.”. Quindi si sostiene che esistono alcune “regioni del cervello” che sono più o meno presenti nel cervello maschile o femminile e che, quindi, esiste già una differenza. Infatti, prosegue: “Inoltre, se si prende il cervello di un uomo, è altamente probabile che al suo interno ci siano anche tante, se non tantissime, regioni neurali di tipo “femminile” (la cui forma è statisticamente più diffusa nel cervello di donne), oltre che regioni neurali di tipo “maschile” (la cui forma è invece statisticamente più diffusa nel cervello di maschi).”.

Ovvero, esistono regioni e forme cerebrali che possono essere presenti in diversa misura sia nel cervello maschile che in quello femminile, ma che, essendo fortemente caratterizzate, le forme femminili sono più presenti nel cervello femminile, e quelle maschili nel cervello maschile. Quindi, esiste una chiara differenza fra regioni e forme maschili e femminili e, per conseguenza, tra cervelli maschili e femminili. Il che è esattamente il contrario dell’affermare che il cervello non ha differenze di genere ed è “unisex“. Ora, però, sorge una curiosità. Viene il dubbio che esista anche un tipo di cervello speciale: quello in dotazione a certi giornalisti.

In verità una certa vaga idea che i cervelli maschili e femminili siano diversi l’abbiamo sempre avuta. Non ci vogliono grandi ricerche scientifiche per saperlo; basta un minimo di buon senso e di capacità di osservazione. Ma siccome oggi il verbo del politicamente corretto dice che bisogna annullare le differenze di genere a favore di un genere indefinito, neutro, che può essere indifferentemente maschile e femminile, o vie intermedie, e può variare nel tempo (una specie di applicazione sessuale della fisica quantistica), allora ecco che, nonostante si affermi chiaramente che esistono forme cerebrali  prettamente maschili o femminili, si annuncia che il cervello non ha un genere specifico, ma è “unisex“. Come se dicessero che esistono il bianco ed il nero, ma che c’è solo il grigio. Come se dicessero che al mondo ci sono uomini e donne, ma sono tutti come Luxuria. Se poi gli andate a dire che questo non è giornalismo, non è scienza, né divulgazione scientifica, ma è pura confusione mentale, per non dire di peggio, magari si offendono. E’ pura psicopatologia monomaniacale di tipo sessista. Magari, fra non molto, ci informeranno che una nuova ricerca ha accertato che il cervello  non è maschile o femminile, e nemmeno unisex, è ‘ “Transgender“. E la chiamano informazione.

SOCIETA'
15 aprile 2013
Dubbi sintattici
 

Ogni giorno, leggendo le varie news, veniamo assaliti da dubbi che, specie se non si è più freschi di studi, possono mettere in crisi i nostri ricordi scolastici ormai sbiaditi e la conoscenza della lingua italiana. La formazione delle frasi, nel linguaggio giornalistico, specie nella costruzione dei titoli, è spesso casuale e più che rispondere a precise regole sintattiche, sia nella versione cartacea che in quella in rete, è condizionata dalla necessità di allineamento e di contenimento della frase entro i limiti dello spazio a disposizione. Ma non sempre è una mera questione di spazio. Talvolta nello stesso spazio si possono inserire le parole in diverse combinazioni. Il guaio è che, secondo la disposizione delle parole, può cambiare il significato della frase.

Già in passato ho riportato alcuni esempi di questa nuova “sintassi casual” che spesso dà adito ad interpretazioni del testo bizzarre, ironiche e paradossali. Ecco due esempi recenti. Il primo, di due giorni fa, è del Corriere.it.

Ovviamente si riferisce ai compiti del successore del defunto Chavez. Ma, a rigore, la disposizione delle parole lascerebbe intendere tutt’altro. Sembrerebbe che in Venezuela esistano migliaia di “Presidenti“, ognuno con compiti specifici e limitati. Ci sarà un presidente dei trasporti, uno dell’istruzione, un altro della sanità e, naturalmente, un “Presidente per i diritti umani“. Un po’ come i nostri ministri, assessori, presidenti di Enti pubblici, aziende, consorzi o i presidenti delle bocciofile di quartiere. Niente di speciale. In Venezuela i Presidenti si sprecano, potrebbero esportarli.

L’altro titolo lo troviamo stamattina nel sito dell’ANSA.

Una ragazza cade sui binari (virgola) e il treno la investe. Ma, subito dopo averla investita, forse a causa della violenza dell’impatto…muore. Muore chi? Ovvio, il treno! Certo, una pedanteria linguistica. Eppure il vero significato della frase è esattamente questo: è morto il treno.

Si scherza, si scherza, giusto per sorridere un po’. Per oggi è tutto (forse), non cambiate canale, restate con noi, linea alla regia, pubblicità…

SOCIETA'
30 marzo 2013
Jannacci, UFO e passi avanti
 

E’ morto Enzo Jannacci. La notizia viene riportata oggi su tutte le prime pagine dei quotidiani. Per fortuna c’è la stampa che ci ricorda la sua biografia,  i successi, le amicizie, le collaborazioni  artistiche e… l’età. Già, l’età. Ecco un titolo…

 

Già, aveva 77 anni. Ma ne siamo sicuri?. Mica tanto, visto che un altro titolo, invece, gli concede un anno in più…

Ops, qui dice che aveva 78 anni. Ma allora, ne aveva 77 o 78? Boh, misteri pop! Sì, l’informazione è una cosa seria, molto seria. Ci informa quotidianamente, ci fornisce tutte le notizie in tempo reale sugli avvenimenti mondiali e, soprattutto, è professionale, attendibile ed autorevole. Lo dicevo anche due giorni fa nel post “Come si chiama?“. O no?

Quasi quasi è più serio parlare di extraterrestri, omini verdi e dischi volanti. Vedi questo breve video: “FBI. dossier UFO“.

Certo è più serio parlare di UFO che parlare di politica. Ecco l’ultima perla della giornata in una breve flash news ANSA. E’ una dichiarazione di Benedetto della Vedova, uscito dal PDL con Fini ed ora senatore eletto nella lista Scelta civica di Monti. Per dare il proprio fondamentale contributo a risolvere la situazione di stallo politico, ecco la geniale soluzione: “…occorre che tutte le forze politiche facciano un passo indietro. Solo così l’Italia potrà fare un passo avanti…”.

Chiaro? E’ così semplice. Perché nessuno ci aveva pensato?  Sì, ma a ben vedere, che vuol dire? Boh!? Roba che quelli di Zelig, davanti ad una battuta simile,  si rodono il fegato dall’invidia. Caro Della Vedova, ma non avrebbe fatto meglio a tacere?

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