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Titanic
Ballando mentre la nave affonda
POLITICA
19 maggio 2016
Pannella, Lincoln e la politica
Pannella da morto vale più che da vivo. Ma non è il solo, è una regola generale. Quando sei vivo sei un pezzo di merda. Ma appena crepi, di colpo diventi un grande, un genio, un benefattore dell’umanità, un santo.

Succede anche a quei pazzi assassini che fanno stragi in famiglia o ammazzano i vicini perché i panni gocciolano sul balcone, o per un parcheggio, un sorpasso, uno sguardo provocatorio, per una sigaretta o per pochi spiccioli. Il giorno dopo la strage c’è sempre qualcuno che li descrive come bravi ragazzi, grandi lavoratori, persone tranquille, normali. Meno male, figuriamoci cosa farebbero se fossero aggressivi e malvagi.  Succede anche ai politici, compreso Pannella. Da vivo gliene hanno detto e fatto di tutti i colori, ma oggi sono tutti in prima linea a decantarne le grandi doti politiche e umane; perfino il Vaticano contro cui Marco ed Emma scendevano in piazza, in prima fila con grandi cartelli “No Vat“, per contestare le ingerenze della Chiesa e rivendicare la laicità dello Stato. Se dovessi indicare una caratteristica di questa nostra società, la prima che mi viene più spesso in mente è l’ipocrisia. Specie il mondo della politica, della comunicazione, dell’arte, della cultura, delle relazioni sociali, della morale ballerina che si applica secondo le circostanze, il mondo delle apparenze, delle convenzioni, del buonismo di facciata, dei discorsi di circostanza, delle rapporti familiari di facciata, specialmente tutta la società: un mondo falso che si fonda e si regge sull’ipocrisia.  

Molti anni fa, il 29 dicembre 1999, Pannella fece un annuncio a pagamento sul giornale Il Foglio, per fare gli auguri di buon anno 2000 alla classe politica. E come augurio pubblicò un brano di Abramo Lincoln, Il credo degli uomini liberi, risalente al 1854. Lo dedicava alla classe dirigente italiana di allora con queste parole: “Confrontino, lor signori, confrontino Berlusconi e D’ Alema, Fossa e Cofferati, ben più della metà dei 20 referendum liberali e liberisti sostenuti con 16 milioni di firme dagli elettori italiani con questo testo. Sarà loro facile constatare che erano stati letteralmente pre-visti e pre-scritti, sin dal 1854, da Abramo Lincoln.”.

Il credo degli uomini liberi

«Non si può arrivare alla prosperità scoraggiando l’impresa. Non si può rafforzare il debole indebolendo il più forte. Non si può aiutare chi è piccolo abbattendo chi è grande. Non si può aiutare il povero distruggendo il ricco. Non si possono aumentare le paghe rovinando i datori di lavoro. Non si può progredire serenamente spendendo più del guadagno. Non si può promuovere la fratellanza umana predicando l’odio di classe. Non si può instaurare la sicurezza sociale adoperando denaro imprestato. Non si può formare carattere e coraggio togliendo iniziativa e sicurezza. Non si può aiutare continuamente la gente facendo in sua vece quello che potrebbe e dovrebbe fare da sola». (Abramo Lincoln)

Sono passati 16 anni da allora. Vi risulta che abbiano apprezzato quell’augurio e fatto tesoro di quei saggi consigli? Non direi proprio; anzi. Bene, salvo qualche piccola ed insignificante variazione, il matrimonio contro natura fra cattolici e comunisti confluiti in un unico partito, il Partito democratico, dopo decenni di scontri e battaglie (“Abbiamo le stesse radici, vogliamo le stesse cose“, dissero), i voltafaccia ormai istituzionalizzati di molti politici sempre in crisi d’identità che cambiano casacca e partito secondo il vento e le convenienze,  e la comparsa del Movimento 5 stelle, la classe dirigente dell’Italia è sempre la stessa. Quella stessa classe dirigente che fino ad oggi se ne è fregata altamente di Pannella, di Abramo Lincoln e delle sue parole. La stessa (destra, sinistra, centro, ambidestri, comunisti pentiti e cattolici confusi) che oggi rende omaggio a  Pannella. Ennesima prova dell’ipocrisia elevata a sistema. Auguri.

POLITICA
25 marzo 2016
Siamo in guerra, ma non si può dire.

Siamo in guerra, ma non possiamo dirlo, altrimenti passiamo per sciacalli che speculano sulla paura e creano inutili allarmismi per scopi elettorali: lo dicono quelli della sinistra; anche se siete ziu Paddori di Guamaggiore o la cugina anziana della casalinga di Voghera, non avete alcuno scopo elettorale e magari da decenni non andate nemmeno a votare. Siamo sotto attacco del terrorismo islamico, ma non dobbiamo dirlo, altrimenti dicono che alimentiamo l’islamofobia e l’odio per il “diverso”. Nelle nostre città si nascondono migliaia di centri culturali musulmani, incontrollati e incontrollabili, che fungono da centri di indottrinamento, reclutamento e finanziamento del terrorismo, ma non possiamo dirlo, altrimenti ci accusano di discriminazione per motivi etnici e religiosi.  Ci sono migliaia di bislacchi personaggi autoproclamatisi imam,  non si sa a che titolo, che in scantinati e garage spacciati per moschee, predicano l’odio per l’Occidente e la guerra santa, ma non possiamo dirlo perché altrimenti andiamo contro la Costituzione che garantisce la libertà di culto.  Siamo invasi da centinaia di migliaia di africani, arabi, musulmani,  indottrinati dai fanatici predicatori dell’odio, che sotto sotto covano antichi rancori verso l’Occidente e sono una polveriera pronta ad esplodere. Siamo in guerra ed abbiamo il nemico in casa. E quel nemico può essere dappertutto, anche il nostro vicino di casa (come dimostra la cronaca), ed ognuno di questi immigrati potrebbe essere il prossimo kamikaze che ci mette una bomba sotto il culo; ma non possiamo dirlo, altrimenti (dicono sempre le anime belle della sinistra) alimentiamo l’odio, il razzismo e la xenofobia. Allora, per evitare polemiche e ritorsioni (e pure qualche minaccia), dobbiamo tacere, altrimenti ci accusano di vittimismo, di populismo, di allarmismo e di speculare sulla paura per raccogliere qualche voto in più.

Poi senti qualcuno dire che gli immigrati sono pochi e che ne dovremmo accogliere almeno altri 400.000. Pensi che sia scemo, oppure che faccia parte delle Coop di Buzzi, quello di Mafia Capitale che guadagnava più con gli immigrati che con la droga. Ma poi scopri che a dirlo è stata Laura Boldrini, presidente della Camera. E allora devi stare zitto, perché non si può mettere in dubbio la lucidità mentale della terza carica dello Stato. Poi senti qualcuno affermare che per combattere il terrorismo e le bombe bisogna investire grandi risorse economiche per risanare le periferie  dove mandare “maestri” e avviare attività culturali. Pensi che anche questo sia scemo, oppure che sia un maestro precario o un palazzinaro che spera di speculare sull’edilizia popolare. Ma scopri che a dirlo è stato Matteo Renzi, presidente del Consiglio. E allora devi tacere perché, in questo momento di gravissima crisi ed il Paese sotto attacco,  non si può sollevare il sospetto che il capo del Governo non sia in possesso di tutte le facoltà mentali. Poi senti ancora un altro affermare che è vero che è in atto un’invasione araba dell’Europa, ma non è detto che sia un male. Pensi che questo sia il più scemo di tutti, oppure che sia uno dei tanti imam di borgata che ha interesse a rassicurare gli animi. Ma poi scopri che a dire queste parole non è stato un fanatico islamico, ma Papa Bergoglio in persona. E ancora una volta devi tacere, perché non si può insultare il capo spirituale della Chiesa, dicendo che è fuori di testa; sarebbe un un’offesa gravissima, vilipendio a capo di Stato estero, e passeresti guai seri. Il Re è nudo, ma non si può dire; nemmeno i bambini. Siamo in guerra, ci mettono le bombe sotto il culo, siamo governati da idioti che non si rendono conto della gravità della situazione, ma non possiamo nemmeno lamentarci. Moriremo in silenzio. Ssss… altrimenti diranno che facciamo le vittime.

POLITICA
23 marzo 2016
Terrorismo e immigrazione

Quando accadono tragedie come quella di oggi (attentati, scontri violenti, ribellioni nelle periferie, aggressioni e violenze sulle donne come quelle avvenute a Colonia), oltre ai primi resoconti fatti da stampa e TV e le prime dichiarazioni di circostanza delle autorità, le prime riflessioni a scattare sono quelle di chi teme che queste violenze possano incrementare l’odio verso gli immigrati e alimentare xenofobia e razzismo. La cronaca è cronaca, nuda e cruda, e ci racconta di 34 morti ed un centinaio di feriti: “Bombe in aeroporto e metro. Isis attacca Bruxelles“.  Le dichiarazioni delle autorità sono talmente scontate e inutili che sarebbe  meglio tacere e sorvolare. Ma non possiamo evitarle perché riempiono stampa e televisione.

Oggi l’ex lupetto boy scout Renzi, dopo una riunione urgente del Cdm, ha riferito in diretta TV, che non è il caso di dividersi o di fare sciacallaggio, è il momento di essere tutti uniti (ogni volta che si sente sotto attacco, si appella all’unità nazionale, così pensa di evitare le critiche dell’opposizione) per combattere il terrorismo e che l’Europa deve avere una strategia comune. Poi ha detto di voler parlare ai nonni che hanno lottato contro il nazismo (quello ci sta sempre bene), poi ha detto di voler parlare ai padri che hanno superato gli anni di piombo e le Brigate rosse (per evitare di chiamarle per nome, invece che Brigate rosse, ha parlato genericamente di “brigatismo”), ed infine parla a quelli della sua generazione. E cosa propone? Impegno, interventi nelle periferie dove portare non solo strutture per accogliere i migranti, ma anche maestri. e progetti culturali.  Solo così, dice, si può creare una nuova generazione di immigrati che siano perfettamente integrati e così si combatte la formazione del terrorismo.  Chiude con Viva il Belgio, Viva l’Europa e Viva l’Italia. E via, il discorsetto l’abbiamo fatto, ora siamo tutti tranquilli. Questo ragazzo non è scemo, come sembra. E’ molto peggio, è convinto che siano scemi gli italiani e si bevano tutte le sue cazzate. Infatti non dice mai niente di concreto, pratico, attuabile, mai una soluzione al problema, solo parole e concetti generici e vaghi. Non dice niente, ma lo dice bene e convinto.

Ma non è il solo. La Boldrini lo segue a ruota ed in quanto a dichiarazioni fuori di testa non è seconda a nessuno. Appena pochi giorni fa ha detto che in Italia abbiamo pochi immigrati e che dovremmo accoglierne almeno altri 400.000. E vai, qualcuno offre di più? Ora cosa vai a dire ad una così. Niente, semplicemente che “dice cazzate“. Esattamente quello che ha detto Daniela Santanché pochi giorni fa intervistata a Radio 24, dove ha criticato la Boldrini per i suoi interventi e dichiarazioni non sempre in linea con il suo ruolo istituzionale. “Secondo te parla troppo la Boldrini?”, le chiede l’intervistatore. “Non è che parla troppo, dice cazzate, parla a sproposito.”, risponde Santanchè.  Ma guai a dirlo, in rete già c’era un box, con l’audio dell’intervista,  che titolava “Santanché insulta la Boldrini“. Già, perché non è la Boldrini che insulta gli italiani con le sue cazzate; l’insulto è farle notare che dice cazzate.  E’ la strana logica sinistra. Se hai la tessera PD la capisci, altrimenti no.

Oggi in Romania, davanti all’assemblea plenaria dei deputati, ha rilanciato la proposta di far entrare la Romania nell’area Schengen. Ora un’osservazione bisogna farla. La Boldrini è Presidente della Camera e, come tale, il suo compito istituzionale è quello di convocare e presiedere l’Assemblea, stabilire l’ordine dei lavori e garantire che si svolgano nel pieno rispetto delle norme. Punto. Pochi giorni fa è stata prima a Scampia, poi allo Zen di Palermo, per verificare la presenza in quei quartieri di strutture sociali. Oggi è in Romania per proporre il suo ingresso in area Schengen. I piani urbanistici delle periferie di Napoli e Palermo rientrano fra le competenze del presidente della Camera? No. E l’ingresso o meno della Romania in area Schengen è competenza della Boldrini? No. Allora cosa c’entrano col suo mandato e le sue competenze queste visite ufficiali? Nulla; ma questa gente, appena ha qualche incarico lo sfrutta al massimo, anche andando spesso e volentieri oltre le proprie competenze, per avere visibilità, coltivare la propria immagine, aggiungere nomi illustri alle sue relazioni, ed intrattenere rapporti internazionali che fanno sempre comodo. Ecco perché è sempre in giro per il mondo (ricordate i suoi viaggi in America?) e non manca di intervenire ogni giorno su tutti i temi possibili (in questo degna allieva di Napolitano), specie sull’immigrazione. Ma guai a ricordarle di non andare oltre i limiti delle competenze; sarebbe un insulto.

Ora, bisognerebbe ricordare alla nostra Boldrini in trasferta che i romeni, Schengen o non Schengen, già da parecchio scorrazzano per l’Europa.  In Italia sono già più di un milione perché, contrariamente ad altri paesi europei che al momento dell’ingresso della Romania nell’Unione europea (ma non nell’area Schengen), hanno mantenuto delle clausole di riserva sul libero transito, frenando gli ingressi, noi, grazie al lungimirante Prodi, non abbiamo attuato nessuna riserva, col risultato che, già nel giro di un anno, un milione di romeni si sono riversati come cavallette sul nostro territorio. E non erano proprio il fior fiore della cultura, dell’arte e della scienza romena; anzi. Sarà un caso, ma la maggior parte dei furti in case, appartamenti e villette, come riportano le cronache degli ultimi anni, sono opera di bande di ladri romeni specializzati proprio in furti in appartamenti. E nei casi di omicidio stradale (non azzardiamo numeri, ma la percentuale è molto alta), si tratta molto spesso di stranieri (quasi sempre romeni o rom) ubriachi o drogati, spesso entrambe le cose in combinazione risparmio. Un caso? E lei va in Romania a sostenere la libera circolazione? Bene, vada per la Romania in area Schengen. Ma poi chiediamo la Boldini in area Romania (e che ci resti), Bergoglio in Argentina, e Renzi a Rignano; insomma, a quel paese.

Invece la Mogherini, alto Commissario europeo per gli affari esteri, era in visita ufficiale ad Amman e, appena ha saputo della tragedia di Bruxelles, in lacrime ha detto “E’ un giorno molto triste per l’Europa“. Questo è tutto, basta il pensiero, andiamo oltre, linea alla regia, pubblicità. Anche il giorno che la Mogherini è stata nominata responsabile della politica estera europea è stato “un giorno molto triste“. Non abbiamo pianto, ma ci siamo toccati le palle. Invece monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, è più loquace e azzarda anche una soluzione: “Questa guerra si argina soltanto con l’integrazione“. Ecco, basta integrarsi. Peccato che i terroristi di Bruxelles, e prima ancora quelli di Parigi, e quelli che ancora verranno (perché siamo appena all’inizio), non abbiano capito questo particolare, o forse non hanno una particolare predisposizione ad integrarsi.  Pochi giorni fa il cardinale Bagnasco ha accusato i media di alimentare ansie e paure, a proposito dell’immigrazione, e di fare un’informazione ideologica, mentre si tratta di un fenomeno che “porta con sé un contributo di ricchezza per tutto il Paese e, quindi, un reciproco vantaggio.”. Già, la solita litania che i migranti sono “preziose risorse“. Lo dice anche la Kyenge. Del resto l’esempio viene dall’alto, dal Papa, che un giorno sì e l’altro pure non manca di ricordare che non bisogna erigere muri, ma ponti, che bisogna accogliere tutti, buoni e cattivi, che sono tutti fratelli, e che “E’ in atto un’invasione araba dell’Europa, ma non è per forza un male.”. Chiaro? Ci invadono, ci massacrano, ci terrorizzano, ci mettono le bombe sotto il culo, ma il Papa dice che non è un male; anzi fa molto bene alla salute.

Ora bisognerebbe chiedere alla Santanchè, come hanno fatto a proposito della Boldrini: ”Il Papa parla troppo?”. E non ci sarebbe niente di strano nel  sentirsi rispondere “Non è che parla troppo, dice cazzate.”. Ma anche questo, ovvio, sarebbe considerato un grave insulto. Già perché il Papa può dire cazzate, ma se glielo fai notare è un insulto, anzi vilipendio.

Bene, dicevo all’inizio che i primi a farsi sentire sono quelli che temono che questi attentati possano incrinare l’atteggiamento di favore nei confronti degli immigrati. E corrono subito ai ripari, rilasciando dichiarazioni che invitano a non generalizzare, e soprattutto non identificare il terrorismo con gli immigrati. Tanto per cominciare precisano subito che i terroristi non sono stranieri, ma sono cittadini francesi o belgi, già di seconda o terza generazione. E già questo, a loro giudizio, chiuderebbe il discorso dell’equiparazione immigrati-terrorismo, perché non sono “immigrati”, ma sono cittadini europei. Ovviamente fanno i finti tonti, fingono di non sapere, oppure pensano che i tonti siano gli altri. Già, perché saranno anche di seconda o terza generazione, ma sempre figli di immigrati sono. E se i padri erano immigrati è da lì che bisogna partire, perché quello è il problema, quella è la radice della questione immigrazione e del fallimento dell’integrazione. Se i figli di immigrati si sentono esclusi, discriminati, emarginati, non integrati nella società, e per reazione covano odio verso l’occidente e diventano terroristi o scatenano guerriglie urbane nelle banlieue, l’origine del problema è sempre nell’immigrazione dei padri. Quindi dire che sono cittadini europei è una scusa che non regge, ma loro ci provano sempre. Come quando, parlando degli stranieri che delinquono, si accenna ai rom che rubano, scippano e praticano l’accattonaggio anche usando i bambini. C’è sempre il solito difensore d’ufficio che pensa di fare chissà quale rivelazione dicendo che molti rom non sono stranieri, sono italiani. Saranno pure italiani, ma sempre zingari sono, anzi rom, e  molti di loro delinquono. E per chi viene derubato, che il rom sia italiano o straniero non fa alcuna differenza. Chiaro?

Ecco, quindi, l’immancabile articolo di Giovanni Maria Bellu sulla Home Tiscali. Sembra che dorma, assente, ma il nostro attento osservatore si sveglia ogni volta che un fatto tragico, un atto di violenza, un attentato, compiuto da immigrati, può gettare una luce poco simpatica sul fenomeno dell’immigrazione. E trova sempre qualche spunto per rimescolare le carte, guardare il fatto sotto una luce diversa e, soprattutto, fare di tutto per evitare che la gente accomuni l’immigrazione con il pericolo di terrorismo o l’aumento della violenza e della criminalità. La sua visione del problema è sempre dalla parte dei migranti. Chissà perché. E lo sa fare bene. Qualche tempo fa, giocando con i numeri ed usandoli in maniera fantasiosa, annunciò come uno scoop che gli immigrati delinquono meno degli italiani; cosa che anche un bambino darebbe per scontato, visto che gli italiani sono 60 milioni e gli stranieri sono circa 6 milioni. Ma se consideriamo la percentuale di delinquenti fra italiani e stranieri, i numeri dicono un’altra verità; i delinquenti sono una minima parte degli italiani, ma un’alta percentuale fra gli stranieri. Del resto, se un terzo dei detenuti in carcere sono stranieri, ci sarà una ragione, o no?  Leggete questo articolo del 30 ottobre 2014 per capire di cosa sto parlando e quale sia l’affidabilità e l’onestà deontologica di Bellu e come riesca a manipolare i dati a suo uso e consumo (ma non è il solo, è una pratica molto diffusa da quelle parti): “Gli immigrati commettono meno reati degli italiani, un dossier demolisce i luoghi comuni xenofobi.”.  

E sembrava pure convinto. Del resto, è quasi un suo preciso dovere,  non per niente è presidente dell’associazione Carta di Roma, nata nel 2011 ”per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) nel giugno del 2008“.  Avete capito bene? Ordine dei giornalisti e sindacato della stampa, hanno fondato l’associazione per attuare i principi deontologici che stabiliscono come trattare il problema dell’immigrazione. Tutto quello che leggiamo sulla stampa nazionale in relazione all’immigrazione ed ai problemi collegati, viene scritto e pubblicato attenendosi a questo protocollo, stabilito dalla Carta di Roma di cui è presidente Bellu. Chiaro? Per avere un’idea dell’aria che tira nell’associazione basta vedere che, oltre ai fondatori (Ordine giornalisti e sindacato stampa) ne fanno parte le seguenti associazioni: “Arci, Acli, Amnesty Internazional Italia, Cospe, Lunaria, Cestim, A buon diritto, Asgi, Federazione chiese evangeliche italiana, Centro Astalli, Redattore Sociale, Associazione 21 luglio, Articolo 21, Il Pettirosso. Sono invitati permanenti: l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)”. Praticamente sembra un’associazione a tutela dei migranti. Non c’è una sola associazione che rappresenti e tuteli i diritti dei cittadini italiani. Nessuno che si occupi e si preoccupi  dei gravi problemi causati dal flusso migratorio incontrollato e che possono generare attriti e conflitti sociali, squilibri economici, oneri insostenibili a carico dello Stato o problemi di sicurezza pubblica. Tutti si preoccupano degli immigrati, nessuno degli italiani. Buffo, vero?

E non è detto che questo “protocollo” non condizioni pesantemente l’intera informazione in Italia. E se anche lo facesse noi dovremmo apprenderlo dai media. Ma non lo sapremmo mai perché la stampa, ovviamente, non rivelerebbe mai le proprie colpe e magagne. Noi sappiamo solo ciò che vogliono che si sappia. E non è una battuta. Forse per questo la stampa nazionale appare omologata ad un pensiero unico dominante, quello che solitamente uso definire di sinistra. Ma forse adesso alla luce del “protocollo” di Roma appare chiaro che questa omologazione non è casuale e non è molto diversa dal pensiero unico della sinistra. Lo stesso Bellu viene dall’Unità dove è stato anche condirettore; sarà un caso?  Ma per fare un esempio pratico basta ricordare che Giorgia Meloni lo scorso anno ricevette una specie di censura in merito ad un’affermazione proprio sulla necessità di regolare il flusso migratorio. Ricevette una lettera con la quale le si intimava di moderare i toni sull’immigrazione. E chi era il mittente di quella lettera quasi minacciosa? Era l’UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Guarda che combinazione, proprio una di quelle associazioni che fanno parte della Carta di Roma. Curioso, vero? Qui la notizia: “Censura di Stato sugli immigrati.”.

Non c’è bisogno di essere grandi conoscitori dell’universo delle associazioni per capire che ci troviamo di fronte ad un organismo che, in tutto e per tutto, opera chiaramente a favore dei migranti, intervenendo sulla stampa per evitare che il problema dell’immigrazione possa essere trattato in maniera non rispettosa del protocollo approvato;  suggerendo perfino il tipo di linguaggio e la terminologia da usare (pensate quanto sono sensibili), secondo quanto “suggerito” anche dalla presidente Boldrini. Ecco perché non li chiamiamo più immigrati clandestini, ma solo genericamente migranti. Anche se Boldrini suggerisce che sarebbe ancora più corretto chiamarli rifugiati o richiedenti asilo. Sembra lo stesso, ma non lo è; e loro sanno bene che anche queste differenze linguistiche hanno il loro peso. Si comincia col chiamare le cose con un altro nome e piano piano quella cosa cambia completamente di significato. E’ un trucco semantico subdolo che gli addetti ai lavori conoscono molto bene. Come se non bastasse, lo scorso anno una “direttiva politica” suggeriva alle Questure  di evitare di passare alla stampa notizie su piccoli reati commessi da stranieri, per evitare di alimentare sentimenti di xenofobia e reazioni negative nei loro confronti (Vedi qui: “I crimini dei richiedenti asilo? Censurati per la pace sociale“). Ecco, così funziona l’informazione in Italia. E’ chiaro, oppure, come dice qualcuno, bisogna farvi il disegnino? A questo punto voi vi fidate di quello che scrive la stampa sull’immigrazione? Vi fidate sui dati sulla criminalità forniti da Alfano? Vi fidate sugli studi sull’impatto dell’immigrazione sulla società e sulla sicurezza dei cittadini? Io no.

Ed ecco che, per commentare i fatti di Bruxelles,  Bellu intervista un personaggio che conosce benissimo le problematiche dei migranti e che darà una visione onesta, corretta ed obiettiva dei fatti (?). Si tratta di Christopher Hein, portavoce del Consiglio italiano per i rifugiati. Ora, volete che il portavoce del Consiglio per i rifugiati parli male dei rifugiati e degli immigrati e dei possibili pericoli che comporta l’immigrazione? O che possa avere una visione del fenomeno non dico distaccata, ma appena appena passabile di un minimo di obiettività? Ma nemmeno per sogno, non esiste. Sarebbe come sentire l’oste che parla male del proprio vino. Ovvio che difenda i rifugiati e tutto ciò che li riguarda. Ma allora come si fa a pensare che Bellu faccia del giornalismo obiettivo e affidabile? Non lo fa, non vuole farlo e non può farlo. Ecco perché oggi, per mettere le mani avanti e parare il colpo dell’attentato a Bruxelles, spara quel box in Home col titolo “E’ una sciocchezza associare il terrorismo islamico all’immigrazione“.

E così fa ogni volta che, come dicevo, fatti di cronaca possono mettere in cattiva luce gli immigrati.  Ed il fine è quello di negare che l’immigrazione sia un problema, che possa creare conflitti sociali, che possa essere causa di aumento della criminalità, che possa essere un pericolo per i cittadini, che l’accoglienza indiscriminata di migliaia di migranti possa favorire l’arrivo e la nascita di cellule terroristiche, che le moschee possano essere centri di indottrinamento. Negare tutto questo, negare ogni legame tra immigrati, terrorismo e violenza. Ecco il loro compito. Con grande gioia di Coop, associazioni, Caritas, imprenditori privati, albergatori, che con gli immigrati incassano milioni di euro, come Buzzi e Mafia Capitale ci hanno spiegato molto bene. Forse associare il terrorismo all’immigrazione è esagerato ed è una sciocchezza, perché non tutti gli immigrati sono delinquenti o terroristi e nessuno ha mai affermato questo. Ma negare che esista una relazione fra l’immigrazione e l’aumento delle violenze e della criminalità nelle città è da idioti. Oppure da sciacalli che speculano sui disperati e intascano profitti con l’accoglienza.

POLITICA
14 marzo 2016
Profughi pianisti, TG1 e ragazzi modello

TG1 delle ore 13.30. Il primo servizio parla dei profughi che, dopo la chiusura della rotta balcanica di ingresso in Europa, sono fermi in un campo tra Grecia e Macedonia. Sono 12.000  e non sanno dove andare. Molto probabilmente arriveranno in Italia. Già, perché mentre Austria, Ungheria, Macedonia ed altri paesi europei, hanno capito quale sia il rischio dell’invasione incontrollata e chiudono le porte, noi le apriamo. Anzi, invece che muri innalziamo cartelli di benvenuto e, per evitare i disagi ed i pericoli del viaggio, Emiliano, governatore della Puglia, propone di andare a prenderli direttamente alla partenza con i traghetti (Dobbiamo mandare i traghetti a prendere i migranti). Tutti chiudono le porte, noi andiamo a prenderli. Cosa si può dire a chi ragiona in questo modo? O sono scemi i governanti europei o sono scemi i nostri governanti: non so voi, ma io ho la mia idea.  

Come si può pensare di arginare il flusso di migranti quando facciamo di tutto per favorire e incentivare la migrazione. Ogni giorno sentiamo dichiarazioni di esponenti della sinistra che continuano a parlare degli immigrati come “preziose risorse“, e dire che è nostro dovere accoglierli. Abbiamo già in calendario proposte di legge per migliorare l’accoglienza, introdurre lo Ius soli e garantire la cittadinanza a tutti. Li ospitiamo in ridenti località marine o montane, in deliziosi alberghetti 3 stelle o agriturismo, e garantiamo vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, assistenza medica, legale, sindacale, paghetta settimanale, wi-fi e Tv satellitare (dicono che è un loro diritto). E se la paghetta arriva in ritardo, oppure il menu non è di loro gradimento, scioperano e distruggono le strutture di accoglienza. Come si può pensare di fermare l’invasione quando le più alte cariche civili e religiose, dal Papa al Presidente della Repubblica, dai cardinali e vescovi alla Caritas, ai Centri sociali, alle associazioni umanitarie, Coop, e tutto il sinistrume buonista, è tutto un coro di messaggi favorevoli all’accoglienza.  E’ un invito preciso a venire in Italia, nemmeno le agenzie turistiche o le aziende di soggiorno saprebbero essere più convincenti. Manca solo che andiamo direttamente a prelevarli dai villaggi e caricarli su navi da crociera (ma è quello che propone Emiliano); a spese nostre, ovvio. In verità lo stiamo già facendo, ma per il momento arriviamo solo fino alle acque libiche. Con queste premesse è strano che in Africa ci sia ancora qualcuno che non è partito verso Lampedusa.

 Anche ieri la nostra presidente della Camera, Laura Boldrini (la signora che vediamo a lato e che resta un mistero; non si capisce perché sia così antipatica), ha tuonato contro chi innalza muri (Miope chi innalza muri per fermare i migranti); sembra di sentire Bergoglio. Ma tanto ormai sentire il Papa o i cattocomunisti confusi non fa differenza; dicono le stesse sciocchezze. E siccome è convinta che l’Italia abbia accolto pochi immigrati (cosa che fa sorgere qualche dubbio sulle sue fonti di informazione, visto che solo negli ultimi due anni ne sono arrivati più di 300.000),  ha chiesto che l’Italia ne accolga molti di più; auspica che ne arrivino ancora almeno 400.000 (sai che pacchia per le Coop, associazioni umanitarie e albergatori con calo di presenze). Dice che così si compensa il calo demografico (Ora più immigrati in Italia).  Roba che fa sorgere il dubbio che  Boldrini abbia qualche problema di salute e che, forse, sarebbe il caso di sottoporla a qualche controllo, giusto per sicurezza sua; e anche nostra. Sembrerebbe la battuta di un buontempone leggermente alticcio in vena di provocazioni. Invece questa donna, che una sciocchezza dice e cento ne pensa, è la terza carica dello Stato. E non passa giorno che non rilasci qualche dichiarazione  non richiesta che, stranamente, è sempre contraria al senso comune degli italiani.

Ma torniamo al nostro TG1, quello che ogni giorno ci informa sulle tragedie che affliggono gli italiani:  disastri naturali, valanghe, alluvioni, morti ammazzati, calamità naturali, bambini acquistati su internet, falsi naufraghi su isole “quasi” deserte, falsi profughi, falsi invalidi (oggi circolano più falsi che originali), e  dichiarazioni dei politici. Il primo servizio, come dicevo, riguarda quelli che cercano di arrivare in Europa, quelli che prima chiamavamo “immigrati clandestini“, poi abbiamo eliminato il termine “clandestini” e li abbiamo chiamati non più immigrati, ma più genericamente “migranti“; poi, visto che anche questo termine appariva  non troppo politicamente corretto, sempre la Boldrini ha suggerito di chiamarli profughi o richiedenti asilo. Noi siamo specialisti in queste operazioni di restauro linguistico; gli spazzini li chiamiamo operatori ecologici, i bidelli diventano collaboratori scolastici e gli handicappati sono “diversamente abili“: invenzioni così ridicole che gli stessi interessati ci ridono su. E’ il politicamente corretto, bellezza. Ecco perché quei disperati nella tendopoli, magari non hanno ancora raggiunto la meta agognata e la sicurezza del futuro, però qualche miglioramento  lo hanno già fatto: fino a ieri venivano chiamati “migranti”, oggi sono già diventati “profughi“. Non è molto, ma è già un piccolo passo avanti. Così facciamo contenta Boldrini, il Papa, l’ONU, l’Arcigay (quelli ormai c’entrano sempre), Kyenge, Iacona, Formigli, il TG3 , la Carta di Roma e tutta la coorte dei buonisti terzomondisti di casa nostra. Partono, dunque, le immagini di una tendopoli e la foto  di un bambino appena nato sotto una tenda, lavato alla meno peggio con l’acqua di una bottiglia. Per restare in tema, visto che è nato in mezzo al fango, più che lavato possiamo chiamarlo “diversamente sporco“. Oggi questa è “l’immagine simbolo“. Domani vedremo.

Già, oggi abbiamo un bisogno disperato di “immagini simbolo” da sbattere in prima pagina e per arricchire i servizi televisivi;  solitamente sono foto di donne o bambini. E più sono tragiche, più diventano “simbolo”. Come quella del bambino morto sulla spiaggia della Turchia. Sono immagini toccanti che accrescono il senso di colpa di noi occidentali e predispongono ad essere più tolleranti e ben disposti all’accoglienza. I media lo sanno molto bene e le sfruttano. Chissà perché  l’immagine simbolo non è mai quella di barconi pieni di maschi africani, giovani, in buona salute, e magari alle prese con l’ultimo modello di smartphone. Oppure quella dei parchi cittadini invasi da gente dalla pelle scura, dove i bambini non vanno più a giocare per paura dell’uomo nero. Oppure degli anziani che hanno paura ad uscire di casa perché le città ormai sembrano periferie di Nairobi. O ancora la foto di pensionati aggrediti in casa propria, torturati o ammazzati da bande di delinquenti dell’est che li massacrano per rubare qualche centinaio di euro. Ma evidentemente non tutte le foto simbolo sono uguali. Chissà perché poi si ha bisogno di “simboli” per capire le cose; o perché gli operatori mediatici sono convinti che la gente ne abbia bisogno. Come se in assenza della “foto simbolo” le gente non capisca bene di cosa si stia parlando. Ma oggi è così, vallo a capire il perché. Purtroppo anche il semiologo Umberto Eco, esperto di simboli e del loro significato, uno che avrebbe potuto spiegarci bene l’arcano significato della foto simbolo, è morto. Arrangiatevi.

La successiva immagine è quella di alcune persone che trasportano un pianoforte bianco Yamaha attraverso le tende, in mezzo al fango. E’ il dono di un artista cinese che ha donato il piano perché, dice il cronista, convinto che “l’arte sia più forte della guerra“. Geniale, ecco come fermare la guerra, con la musica. Questi cinesi sono talmente abituati a taroccare tutto e produrre falsi di ogni genere che forse anche il cervello non deve essere più quello originale; in testa hanno dei cervelli taroccati. Ecco perché funzionano male. Allora basterebbe mandare in Siria vagonate di flauti, violini, arpe, trombe: fine delle ostilità. Tutti a suonare, cantare e ballare, come alla sagra della pecora bollita di Pompu. Ecco perché abbiamo perso l’ultima  guerra; siamo andati al fronte con fucili e cannoni, invece che portare chitarre e mandolini. Ah, averlo saputo prima. E passano le immagini di una ragazza seduta al piano che suona poche note, a caso, con difficoltà ed usando un solo dito, l’indice, come i bambini. Ma il cronista dice, udite udite, che si tratta di una “profuga pianista siriana” che non toccava il piano da tre anni. Si può vedere il brevissimo servizio in questo video: “Migranti, l’Austria all’Italia, chiudere le frontiere“. E’ solo un esempio di come oggi l’informazione sia talmente abituata a taroccare tutto per adattare la realtà a proprio uso e consumo, che non si rendono nemmeno conto che, modificando il significato di fatti e immagini, travisano la realtà e si rendono ridicoli.  Quella ragazza, come anche un bambino capisce facilmente vedendo come suona, non solo non è una pianista, ma forse è la prima volta che vede un pianoforte. Ma l’importante è dare al servizio  un tocco di colore, tanto ormai la gente si beve tutto.

Che l’informazione stia diventando quasi surreale e non ci sia più limite alla vergogna, lo dimostra, poco dopo nello stesso TG, un servizio sul delitto di Roma di pochi giorni fa. Mostrano una breve clip dell’intervento a Porta a porta del padre di Manuel Foffo, uno dei due ragazzi della “Roma bene“, che hanno brutalmente torturato ed ammazzato il giovane Luca Varani, durante un festino a base di alcol, cocaina e droghe assortite (oggi i ragazzi perbene si divertono così; si drogano e poi ammazzano qualcuno per “vedere l’effetto che fa“). Dice il padre: “Mio figlio è un ragazzo modello“. Chiaro? Il figlio modello che tutti i padri e le madri vorrebbero avere. O no? E’ un ragazzo modello così come quella ragazza siriana è una pianista. Questa è oggi l’informazione che passa in TV. Non serve nemmeno cambiare canale, perché cambia solo la visione della discarica, ma sempre spazzatura è. Anzi, “diversamente monnezza“.

POLITICA
16 febbraio 2016
La politica è una malattia
Grillo lascia (per il momento) la guida del Movimento 5 stelle. Torna a fare il comico in teatro, come terapia per combattere la schizofrenia del personaggio a metà fra comico e politico: “La politica è una malattia“, dice. Appunto, lo ha scoperto anche Grillo. Esattamente quello che sostengo da anni.

Psicopatologia del potere (2013)

 

 Il potere è una forma di perversione mentale; in particolare il potere politico. Qualunque incarico sociale che comporti una corrispondente forma di potere implica l’accettazione di obblighi, doveri e responsabilità nei confronti della comunità. Significa dedicare tempo, impegno e fatica, usare le proprie capacità per la soluzione di problemi che spesso scontentano qualcuno, pochi o tutti. E’ inevitabile, quindi, generare inimicizie, rancori, ritorsioni e perfino minacce. Il potere implica una situazione perenne di conflitto. C’è sempre qualche avversario pronto ad insidiare chi detiene il potere e che usa tutti i mezzi, più o meno leciti e corretti, pur di attaccare il potente di turno, a qualsiasi livello, e prenderne il posto. Non si può certo dire che sia una vita di tutto riposo. Ecco perché una persona tranquilla, onesta, mite ed amante della pace e della vita serena si guarda bene dall’occuparsi di politica. Bisogna concludere che coloro che, invece, dedicano la propria vita alla politica, amino le contrapposizioni, le lotte, i conflitti, gli scontri tra fazioni opposte. E cos’è questa se non una forma di perversione mentale scatenata dall’ambizione e dalla ricerca spasmodica dell’affermazione del proprio Ego? Eppure ci sono persone che fanno della scalata al potere lo scopo della propria vita. Spesso senza avere meriti o capacità particolari che giustifichino tale ambizione. E senza porsi fini specifici e particolarmente nobili: il potere per il potere. E tutti i mezzi sono buoni per raggiungerlo.

E’ evidente che tale ambizione sfrenata ed ingiustificata dovrebbe essere catalogata, a ragione, come una forma di psicopatologia; una forma di perversione mentale. Un incarico pubblico dovrebbe essere visto per quello che è, una sorta di “dovere sociale” al quale essere chiamati per meriti e capacità specifiche, e da adempiere per un breve periodo, per poi tornare ad attività più “normali“. Mai e poi mai dovrebbe diventare una specie di incarico a vita (una sorta di dittatura prorogata democraticamente), come se occuparsi di politica sia una professione come altre; come fare il medico o l’avvocato, il commerciante o l’artigiano. Ancora meno dovrebbe essere una specie di privilegio da tramandare di padre in figlio, come invece accade spesso.

La nostra classe politica è piena di esempi simili. Sarebbe lunghissimo l’elenco di politici che sono figli di politici; una tradizione di famiglia. O di casi in cui nella stessa famiglia marito e moglie si dedicano alla politica (vedi Fassino e Mastella, tanto per citare due casi). Ma ci sono casi ancora più eclatanti. Negli USA abbiamo intere famiglie che da generazioni si occupano di politica occupando posizioni di prestigio. Basta pensare ai Kennedy o ai Bush. Due Presidenti degli Stati uniti in famiglia, Bush padre e Bush figlio, mi sembrano troppi, o no? E solo per caso, dopo il Presidente Clinton, anche la moglie Hillary, candidata alle presidenziali, non è diventata a sua volta presidente; giusto perché nelle primarie del partito democratico è stata battuta da Obama. Bel colpo. Ma pare che abbia intenzione di ricandidarsi per la prossima tornata elettorale per la Casa Bianca. Ed il prossimo Presidente USA, quindi, chi sarà? Ancora un rampollo dei Bush, l’ultimo dei Kennedy, Hillary 2 “la vendetta“, oppure Chelsea, la figlia dei Clinton?

Non vi pare che ci sia qualcosa di perverso in questo sistema in cui gli incarichi politici vengono tramandati come “Eredità di famiglia”, come succede in Corea del Nord? Cosa avranno di così speciale queste persone per avere tanta predisposizione ad occuparsi di politica. E’ una questione genetica? Hanno delle doti molto particolari che li rendono insostituibili? Ma in fondo, gli uomini politici hanno davvero, non dico qualità speciali, ma almeno un minimo di competenza specifica? A giudicare dai risultati si direbbe proprio di no. Anzi, la storia ci dimostra che spesso sono proprio i governanti, con la loro ambizione, incompetenza, incapacità, in associazione con turbe psichiche più o meno gravi,  la causa prima di guerre o disastri sociali ed economici.

Ma allora, in assenza di requisiti specifici, cosa spinge queste persone a dedicarsi alla politica? L’ambizione, ecco cosa. Solo l’ambizione del potere, che fa sì che le nostre aule consiliari, nei comuni, nelle province, nelle regioni, in Parlamento ed in tutta una sterminata serie di Enti ed Aziende pubbliche, siano piene di persone che non hanno alcun merito o capacità specifica per occuparsi della “Res pubblica”, se non quell’unica volontà di raggiungere il potere, qualunque esso sia ed a qualunque costo.

Questo “errore di sistema” della democrazia non è normale, non è accettabile; è aberrante. Questa ricerca del potere che chiamiamo ambizione e che si esplica soprattutto in campo politico, ma che si può estendere ad altri campi, dall’arte allo sport, dallo spettacolo alla cultura in genere, ha un effetto devastante sulla società, poiché cerca di ottenere con mezzi non sempre chiari, leciti e corretti, quel riconoscimento di merito che dovrebbe essere invece dato spontaneamente dalla collettività a persone unanimemente riconosciute come meritevoli. L’ambizione sfrenata, al contrario, altera questo meccanismo naturale di riconoscimento del merito, sostituendolo con l’uso strumentale di mezzi economici e culturali, mascherati spesso dietro bandiere ideologiche, con l’unico scopo di raggiungere il potere, a scapito di chi, magari, ne avrebbe più titolo e merito.

Il potere, di qualunque tipo ed a qualunque livello, dovrebbe essere il naturale riconoscimento del merito e delle capacità individuali e non il frutto di una campagna elettorale con largo uso di mezzi di condizionamento di massa, di grandi capitali e di persuasori occulti. In tal modo non è mai il cittadino, ancorché ritenga di essere libero di decidere, a scegliere i rappresentanti più meritevoli e capaci, ma è un apparato propagandistico più o meno efficace che “impone” i rappresentanti designati.

L’aberrazione di questo sistema consiste proprio in questo: non è la bravura del candidato ad essere determinante, ma l’efficienza del proprio apparato elettorale e propagandistico. Tutto ciò è perfettamente funzionale allo scopo di raggiungere il potere contando non sui propri meriti, ma spesso solo sulla propria ambizione sostenuta da buone dosi di furbizia, spregiudicatezza, propensione alla corruzione ed uso di sistemi di creazione del consenso ai limiti, se non fuori, della legittimità. In tale contesto è evidente che l’eccessiva ambizione di potere non sia del tutto cosa normale. E’ una forma psicopatologica grave, una perversione mentale.

POLITICA
29 gennaio 2016
Migranti e costi

Ancora sbarchi di algerini. Tre giorni fa, nel post “Varia umanità“, a proposito degli ultimi sbarchi di algerini sulla costa sud occidentale della Sardegna, dicevo che non avremmo aspettato molto per assistere ad un altro arrivo. Non mio sbagliavo, ecco l’ultima di due giorni fa: “Altri sbarchi di migranti nel Sulcis: 58 a Sant’Antioco, Teulada e Porto Pino”. Dall’inizio dell’anno ne sono già sbarcati 120, in maggioranza algerini. L’anno scorso, complessivamente, ne sono arrivati 5.000, da accogliere ed assistere a spese nostre, in un’isola che è fra le regioni più povere d’Italia. Due province, Medio Campidano e Iglesias-Carbonia, sono addirittura le ultime, le province più povere d’Italia. La crisi economica non accenna a migliorare, la sanità è a pezzi, disoccupazione e precariato sono piaghe endemiche, ma noi accogliamo migliaia di migranti perché, dicono le anime belle, abbiamo il dovere di accogliere chi scappa dalla guerra e dalla fame.

Ecco un articolo che ci informa del fatto che “Iglesias è una città multietnica“. Da dove provengono gli stranieri? Questi citati nel pezzo sono romeni, pakistani, cinesi, senegalesi. Ma ogni giorno si aggiungono quelli che arrivano su barchette di pochi metri, soprattutto algerini.  Ci sono guerre in questi paesi? No. Allora vuol dire che quelli che continuano a giustificare gli arrivi con la balla della guerra stanno ingannando gli italiani. E lo fanno per precisi interessi politici ed economici: il Partito democratico e la sinistra sperano di raccoglierne i voti quando riusciranno a dargli la cittadinanza ed il diritto di voto, le Cooperative e associazioni che gestiscono i centri di assistenza con gli immigrati ci fanno i milioni. Punto.

Allora facciamo un po’ di conti per i più distratti. Se ogni immigrato ci costa 35 euro al giorno (ma i minori anche di più) ed in Sardegna ne sono arrivati 5.000, basta fare una piccola operazione:  35 x 5000 = 175.000 euro al giorno = 5.250.000 al mese = 63.000.000 all’anno = circa 120 miliardi di vecchie lire all’anno. Più quelli che arriveranno quest’anno; perché arriveranno, eccome se arriveranno, algerini, tunisini, egiziani, senegalesi, marocchini. Vengono nel paese del Bengodi: sistemazione in hotel 3 stelle con tutti i confort, vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, carte telefoniche, Wi-Fi (è un diritto, dicono) paghetta settimanale, assistenza sanitaria, sindacale e legale. E sfido io che arrivano. Sì, ci costa un sacco di soldi, ma vuoi vedere la figura che facciamo davanti al mondo; l’ospitalità dell’Italia sta diventando proverbiale. Fra poco i turisti si faranno scaricare su barchette d’occasione vicino alla costa, si spacciano per profughi e si fanno un mesetto di vacanze in hotel. E naturalmente paghiamo noi, di tasca nostra. Quindi pazienza se poi non ci sono soldi per le strade, per l’assistenza sanitaria, per i trasporti, per rilanciare l’economia e per gli eterni problemi della Sardegna: prima gli immigrati, poi, se avanzano soldi, pensiamo ai sardi.

In campo nazionale ormai siamo al dramma. L’hanno capito anche i sassi che aprire le porte all’immigrazione ci sta portando al disastro totale. Ma i buonisti della sinistra continuano imperterriti a sostenere la loro scellerata ideologia accoglientista e terzomondista; ciechi e sordi anche davanti all’evidenza di una situazione tragica ed insostenibile.  Li vediamo ogni giorno in televisione, sempre le stesse facce che ripetono a memoria la storiellina umanitaria e raccontano balle alle quali non crede più nessuno; ma loro insistono, convinti che gli italiani siano davvero più scemi di quanto si pensi. Anche l’Europa sembra essersi svegliata, finalmente, e cerca di rimediare, finché si è in tempo. Si innalzano muri e barriere di filo spinato, si schierano le forze do polizia e l’esercito, si chiudono le frontiere, si accrescono i controlli, si propone di sospendere l’accordo di Schengen sulla libera circolazione e si annunciano espulsioni di clandestini (Svezia e Finlandia, stop agli immigrati clandestini: pronte 100.000 espulsioni).  Tutti chiudono le porte, noi le apriamo; anzi prepariamo l’accoglienza con festoni, la banda, autorità con la fascia tricolore, spari di razzi e granate, triccheballacche, mandolini, tarallucci e vino.

L’unica vera soluzione, in considerazione di eventi straordinari e di un flusso inarrestabile di migranti che costituiscono un serio pericolo per la stabilità politica, economica e sociale dell’occidente,  sarebbe modificare il famigerato articolo 10 della Costituzione sul diritto d’asilo e gli accordi internazionali su profughi e rifugiati; ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Ora, però,  si rendono conto che non si tratta di accogliere pochi perseguitati ma ci si trova di fronte ad una vera e propria migrazione di massa, un’invasione della quale, forse, non abbiamo la dovuta percezione perché avviene a piccoli gruppi e nel corso di anni. Ma l’effetto è devastante. E nonostante ormai sia chiaro che il mito della società multiculturale e dell’integrazione siano un fallimento completo, noi siamo gli unici che, invece che porre un freno all’accoglienza e potenziare i controlli ai confini, non solo non li fermiamo, ma facciamo di tutto per attirarli, promettendo accoglienza, assistenza, diritti civili, cittadinanza, ius soli, abolizione del reato di immigrazione clandestina e continuiamo ad andare a prenderli direttamente sulle coste libiche: pazzi e incoscienti. Manca solo che stampiamo volantini pubblicitari decantando l’accoglienza e l’ospitalità italiana, e distribuirli in Africa agli aspiranti migranti invitandoli a venire da noi. E’ una politica scellerata ed irresponsabile che ci sta portando dritti dritti alla catastrofe. Mi auguro che un giorno qualcuno abbia il coraggio di allestire un altro processo come quello di Norimberga, contro tutti coloro che, a vario titolo e responsabilità, hanno consentito l’invasione del territorio nazionale consegnando l’Italia agli invasori. Non è una questione di ideologia o di scelte politiche e non ha niente a che vedere con la solidarietà, i diritti umani, le attività umanitarie, il messaggio evangelico. Il criminale atteggiamento di chi apre le porte della città al nemico ha un solo nome: si chiama tradimento della patria.

Ora, proprio a seguito delle restrizione adottate in vari paesi, si paventa il rischio che questo flusso incontenibile modifichi il percorso d’ingresso in Europa e si riversi in Italia: “In Europa tornano le frontiere: 400.000 migranti verso l’Italia“. Un disastro, il colpo fatale per un’Italia già disastrata. Ma sono certo che qualcuno, invece, davanti ad una simile prospettiva, esulta. Una pacchia per cooperative e albergatori che guadagneranno milioni (Mafia capitale).  Ma quando capiranno gli italiani che dietro la politica di accoglienza dei buonisti ipocriti si nascondono interessi politici ed economici? Facciamo un calcolo veloce, come abbiamo fatto per la Sardegna.  Dunque, vediamo: 400.000 x 35 euro al giorno fanno 14.000.000 al giorno, che all’anno sono = 5.110.000.000, circa 10 mila miliardi delle vecchie lire. Quasi una finanziaria. Ma qual è l’azienda italiana che può vantare un fatturato simile? Aveva ragione Buzzi; compagni, con gli immigrati si guadagna più che con la droga. Chiaro?

E non sembrino valutazioni eccessive fatte su numeri fasulli. Questi costi li stiamo sostenendo già oggi. Ricordiamoci che solo negli ultimi due anni, 2014 e 2015, gli immigrati via mare sono stati più di 300.000, grazie alla sciagurata operazione “Mare nostrum“. Aggiungete quelli arrivati negli anni precedenti e siamo già ben oltre i 500.000 immigrati giunti in Italia ed assistiti a spese nostre. Ed inoltre, teniamo anche conto che gli immigrati che arrivano via mare, secondo dati ufficiali, sono solo una minima parte degli immigrati che entrano in Italia. Prepariamoci, quindi, a sopportare questa spesa che graverà sulle nostre tasche ed aggraverà ulteriormente la nostra già disastrata economia. Altro che investimenti per la crescita e per superare la crisi. Finiremo col culo per terra, tutti. Ma continuate pure a dar credito a Renzi, Boldrini, il Papa, la Caritas, le varie associazioni umanitarie. Gli italiani capiranno troppo tardi quale sia stato l’inganno. Dice un vecchio adagio “Del senno di poi son piene le fosse“. Cominciate a scavare.

Vedi

- C’è un limite all’immigrazione?

- Immigrati, c’è un limite?

- Italiani brava gente

- Bassotti romani

POLITICA
23 gennaio 2016
Sgarbi, le unioni civili e l'art. 21

Ogni volta che si discutono proposte di legge che tocchino temi etici e religiosi, e che incidano fortemente sulla società, l’Italia si divide in due fazioni opposte. E’ nella nostra storia, nel DNA, ci siamo sempre divisi, tra Guelfi e Ghibellini, tra monarchici e repubblicani, tra Verdi e Puccini, Bartali e Coppi, Callas e Tebaldi. Così è stato nel recente passato per il divorzio e per l’eutanasia. Oggi tocca alle unioni civili il compito di dividere gli italiani tra favorevoli e contrari. Fin qui niente di male, tutto nella norma. Però, in questi casi, si assiste ad una strana interpretazione della libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Non che sia vietato esprimere la propria opinione, ma sembra che la verità sia sempre e solo da una parte, che quindi ha pieno diritto di esprimersi, mentre chi non è d’accordo è sempre bollato con epiteti irriguardosi, offese e perfino minacce.

Anche i media, che in teoria dovrebbero imparziali, più o meno apertamente fanno sempre il tifo per una parte dei contendenti. E guarda caso quella parte è sempre quella che si riconosce nell’ideologia della sinistra. La sensazione, che viene confermata quotidianamente, è che solo il pensiero unico omologato all’ideologia sinistra abbia diritto di esprimersi liberamente; gli altri, quelli contrari, a malapena vengono sopportati, ma si tenta in ogni modo di limitarne la visibilità ed il diritto di esprimersi. Ed ecco l’ennesima dimostrazione del fatto che in Italia il principio della libertà di espressione è un concetto variabile; si applica, non si applica, si limita o si sospende in relazione al soggetto interessato. Abbiamo la libertà variabile, come il tempo.

Insulti e minacce di morte a Vittorio Sgarbi, per un messaggio su facebook in merito alle “Unioni civili“. Curiosa la libertà di espressione in Italia; è garantita dall’art. 21 della Costituzione, ma è valida solo se sei di sinistra. Se sei in linea con il pensiero unico della sinistra politicamente corretta puoi esprimerti liberamente, altrimenti l’art.21 è momentaneamente sospeso e ti minacciano di morte. Eppure ha detto solo una cosa tanto ovvia, logica e scontata da essere perfino banale. Ecco il suo messaggio: ”La famiglia è un padre ed una madre. E una madre non può essere uno con la barba o i baffi.”. Semplice e chiaro.

POLITICA
16 gennaio 2016
Origano, assorbenti e IVA
Questi geniacci di politici una ne fanno e cento ne pensano. Giorno e notte si spremono le meningi e lavorano sodo per migliorare l’esistenza dei cittadini. Ecco l’ultima fresca fresca di pochi giorni fa: ce la propone Pippo Civati, ex deputato del Partito democratico, che ha abbandonato il PD forse perché non aveva abbastanza spazio per esprimere tutta la sua creatività. Dopo lunga e profonda riflessione, ha scoperto uno dei motivi per cui l’Italia continua ad essere in crisi. ed ha comunicato il risultato della sua lunga ricerca in un programma radiofonico “Un giorno da pecora“, dove, contrariamente al nome, oltre alle pecore, partecipano tutti, cani e porci; ed anche gli asini. Ed ecco la geniale soluzione di Civati: “Abbassiamo l’Iva sugli assorbenti“. Ecco  perché l’economia ristagna, la disoccupazione è sempre alta, la crisi non accenna a finire: tutto a causa dell’Iva sugli assorbenti. perché nessuno ci aveva pensato prima? Beh, perché non tutti sono parlamentari. Queste genialate vengono solo a loro, non è roba per gente normale. Infatti, ecco il nostro Pippo sorridente e soddisfatto  per la propria scoperta.

Può essere orgoglioso del suo lavoro: queste sono cose che cambiano il corso della storia. “Questa campagna  ha già avuto risultati in Francia e ne sta discutendo mezza Europa, è una questione di dignità.”, afferma con decisione. Adesso è chiaro perché l’Europa sembra assente dal panorama politico internazionale, incapace di affrontare i gravi problemi che riguardano l’economia, il pericolo del terrorismo islamico, l’invasione degli immigrati: ovvio, sono tutti occupatissimi a pensare all’IVA sugli assorbenti. Lo dice Civati. Mi ricorda un’altra grande idea di altre due parlamentari, anche queste del PD (sarà un caso?). Ne avevo parlato circa un anno fa nel post “Geniale scoperta e fine della crisi”. Aveva a che fare con l’origano e, altra coincidenza, con l’Iva (sembra proprio che nel Partito democratico abbiano una passione per le tasse, e per l’IVA in particolare). Tanto vale riproporlo, a dimostrazione della genialità dei nostri parlamentari.

L’origano e l’IVA. (dicembre 2014)

La crisi ci opprime da anni, cambiano i governi, ma la crisi non accenna a fermarsi; chiudono le aziende, fabbriche, negozi, aumentano i disoccupati, i precari, i cassintegrati, la povertà è in continua crescita, l’Italia è allo stremo e nessuno sa come uscirne, nessuno trova la soluzione, nemmeno il premier “so tutto io, faccio tutto io, esisto solo io”, quel Matteo Del Grillo (ma essendo fiorentino, forse è più intonato Del Grullo) che ha sempre l’aria di pensare “perché io so’ io e voi non siete un cazzo“, quel Renzi che dice di voler cambiare il mondo.

Poi è successo il miracolo, è venuto fuori tutto il genio italico ed ecco la soluzione arrivare proprio da quel luogo dove non ti aspetteresti che qualcuno abbia in funzione il cervello: il Parlamento. Già, incredibile a dirsi, l’idea è venuta dopo profonde riflessioni e accurate ricerche in lungo e in largo, su e giù e pure di lato, grazie a quei parlamentari strapagati e stramaledetti dal popolo, che sembra non facciano niente, se non chiacchiere. Invece poi arriva la smentita a zittire le malelingue. Lavorano, eccome se lavorano. Si spremono le meningi, si arrovellano, studiano, si impegnano e lavorano per il bene dell’Italia. Ecco perché sono pagati tanto e godono di un sacco di privilegi; perché pensano per noi e trovano sempre le soluzioni giuste al momento giusto per facilitare la vita ai cittadini. Mentre noi siamo impegnati a lavorare in fabbrica, negli uffici, negozi, laboratori, e non abbiamo tempo per pensare, essi pensano al nostro posto. E’ una bella fortuna, no?

Pensano e lavorano, lavorano e pensano, giorno e notte, senza concedersi tregua, se non qualche sobrio spuntino alla buvette del Palazzo,  si lambiccano il cervello per il bene del popolo. Lambiccarsi il cervello è un’attività molto impegnativa, necessita di molta preparazione, esercizio, allenamento e, naturalmente, di grandi capacità e competenze. Ecco perché solo i nostri parlamentari, dotati di poteri sovrumani, possono lambiccarsi il cervello e sono pagati profumatamente per farlo. Il popolino ignorante, non conoscendo il significato del termine, non potrebbe mai lambiccarsi. Ovvio, no? Quindi, come dicono quelli che in televisione presentano numeri audaci e pericolosi, non provate a farlo voi a casa. Lambiccarsi il cervello, se non siete “onorevoli” potrebbe essere molto pericoloso.

Ma la scoperta non è da attribuire ad una sola persona; sarebbe stata impresa impossibile, il cervello umano ha dei limiti, anche quello dei parlamentari. Ci si sono messe in due a lavorare per scoprire la causa della nostra profonda crisi. E finalmente ecco il risultato dell’immane sforzo mentale. Lo dobbiamo a due donne: Leana Pignedoli e Venera Padua, senatrici Pd. Grazie alla loro scoperta lo spread non ci farà più paura, le fabbriche riapriranno i battenti, la produzione raggiungerà livelli da boom economico e le esportazioni cresceranno a dismisura. Fine della crisi. Ma qual era la ragione che bloccava l’economia italiana? Semplice, eccola: l’aliquota IVA sull’origano.

Ecco la radice dei nostri guai, l’origano. Maggiori informazioni e dettagli qui: “Battaglia per l’origano: tassato più del basilico e del rosmarino”.  Altro che rilanciare l’edilizia, l’industria pesante, i cantieri navali,  il commercio, l’elettronica, il terzo settore, le aziende metalmeccaniche o manifatturiere. Niente di tutto questo, il vero problema, la causa prima della crisi, con gravi conseguenze anche sugli equilibri mondiali, la primavera araba, il terrorismo ed i conflitti nel mondo, era solo una: l’origano!

Pare che anche i militanti dell’Isis non stiano combattendo, come dice la propaganda occidentale (per nascondere la vera causa del conflitto), per realizzare lo Stato islamico, ma per imporre una diversa regolamentazione dell’uso dell’origano nella dieta del bravo musulmano, secondo gli insegnamenti del Corano. Per esempio, nella pizza ci va o non ci va l’origano? That’s the question! Ora basta adeguare l’IVA dell’origano a quella del basilico e del rosmarino e siamo a posto. Forse alle nostre senatrici verrà assegnato uno speciale Nobel per la scoperta del nesso fra la crisi globale, la primavera araba  e le erbe aromatiche, con particolare riferimento all’uso dell’origano nella dieta mediterranea.

Sembrerebbe una storiella umoristica, invece è tutto drammaticamente vero.

POLITICA
16 dicembre 2015
La sinistra scopre che esiste la doppia morale: miracolo
           

La doppia morale della sinistra esiste davvero. Dopo lunga e attenta riflessione, approfondite ricerche e prove scientifiche,  lo ha scoperto la stessa sinistra. Quindi la cosa è certa.  La prova decisiva è data da quello che sta avvenendo in questi giorni a proposito dello scandalo del crac di alcune banche. In particolare per il salvataggio di Banca Etruria che coinvolge in prima persona sia il premier Renzi che la ministra Boschi.

Sul fanfarone toscano scrivo raramente perché è talmente inconsistente e grottesco che non merita attenzione. L’unica cosa che sorprende è come sia possibile che gli italiani diano ascolto a questo bulletto che è pieno solo di sé, di slogan, battute, promesse vane, autocelebrazione e megalomania. Questo è il mistero. Perfino Prodi era più credibile di questo ciarlatano imbonitore da fiera paesana: il che è tutto dire. L’altro mistero è l’improvvisa ascesa di una coorte di miracolati che arrivano a governare l’Italia senza particolari titoli, meriti, esperienza e capacità, se non l’appartenenza al cerchio magico della banda dei leopoldini. Ieri ha detto che “Lo sport è la risposta al terrorismo“.  Bene, basta saperlo: l’Isis ci mette le bombe sotto il culo e noi rispondiamo facendo jogging.

Oggi dice che “Sono lo psicologo dell’Italia” e lancia il suo grido di battaglia: “Che la forza sia con noi.”. Domani chissà quale sarà la battuta del giorno. Già, perché questo megalomane travestito da premier sta campando a forza di battute, slogan, slides, promesse, proclami ed autocelebrazione.  Bisognerebbe raccogliere le sue battute quotidiane e ricavarne un libro; per tramandare ai posteri la credibilità di questo personaggio grottesco che sembra uscito dal Miles gloriosus. Consola, però, il fatto che qualcosa comincia a muoversi anche a sinistra. Qualcuno apre gli occhi e, in un impeto di onestà che ritenevamo quasi impossibile, comincia a riconoscere e denunciare le nefandezze del bulletto di Palazzo Chigi e della sua corte dei miracoli, anzi dei miracolati, e scoprire finalmente quella “doppia morale” della sinistra che è la chiave di lettura della politica italiana. Se anche a sinistra cominciano a vedere le magagne di casa propria, significa che quelli che credevamo ciechi hanno riacquistato la vista. I ciechi vedono: miracolo.

Ora bisognerebbe parlare dello scandalo delle banche. Ma siccome da giorni tutti ne parlano, diamo per scontato che la gente sia informata. Come ho ribadito spesso e volentieri in passato, osservando certe iniziative molto discutibili della sinistra, concludevo che se certe cose le avesse fatte Berlusconi ci sarebbero state le rivolte di piazza. Ora dovrei ripetere le stesse cose a proposito di come il governo ha affrontato questo scandalo ed avevo intenzione di raccogliere e riportare le opinioni di diversi commentatori sulla posizione del premier e della sua bella ministra Boschi. Ma questo lavoro lo ha già fatto egregiamente un giornalista del Giornale.  Quindi, una volta tanto, non faccio altro che riportare l’intero pezzo (“Se l’avesse fatto Berlusconi“) con alcune dichiarazioni di autorevoli e noti giornalisti, intellettuali, politici, in merito alla “doppia morale” sinistra applicata all’affare banche, ma non solo.

“Se a sostituire chi non si allinea al pensiero della maggioranza del partito fosse stato il Cavaliere, cosa sarebbe successo? E se l’operazione che ha portato Renzi a Palazzo Chigi l’avesse fatta Berlusconi? Ci sarebbe stata una sommossa popolare. Ecco cosa. I girotondi avrebbero invaso l’Italia, il popolo viola o arancione avrebbe manifestato contro la deriva dittatoriale, orde di intellettuali di sinistra avrebbero scritto appelli e firmato petizioni in difesa della democrazia. E contro Renzi? Nulla, tutto apposto. Quel che era inaccettabile prima, è digeribile oggi.

In mancanza del Cavaliere, negli ultimi tempi, gli ossessionati da Berlusconi sono saliti su un altro cavallo di battaglia, questa volta in chiave anti-Renzi: «Se lo avesse detto o fatto Berlusconi saremmo scesi tutti in piazza a protestare». Ecco il mantra.Lo spunto è quello regalato domenica dal deputato M5S Alessandro Di Battista nell’intervista su Skytg24. Annunciando la mozione di sfiducia contro la ministra Maria Elena Boschi, chiede: «Cosa avrebbero detto gli intellettuali di sinistra contro Berlusconi se lui avesse salvato una banca con un decreto ad hoc nella quale avevano interessi i suoi parenti?».

Stessi toni quelli del collega Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza Rai, intervenendo il 20 ottobre sulla riforma della tv di Stato, rivolgendosi al Pd: «Se questa legge l’avesse fatta Berlusconi, voi sareste tutti in piedi ad urlare che è stata una vigliaccata incredibile. Ci sarebbero stati i sindacati e il Parlamento circondato. Immaginate se Forza Italia avesse previsto un amministratore delegato con pieni poteri nominato dal governo. Apriti cielo, avreste fatto la guerra».

L’ex renziano della prima ora Pippo Civati sembra pensarla come Renato Brunetta dopo la fiducia messa da Renzi all’Italicum il 30 aprile 2015: «Se una cosa così l’avesse fatta Berlusconi, io sarei in girotondo permanente». Tra i grandi intellettuali e giornalisti maître à penser della sinistra cachemire e caviale spunta anche Roberto Saviano con la sua reprimenda: «La Leopolda è una riunione di vecchi arnesi affamati, resi più accettabili dalla giovane età e dall’essere venuti dopo Berlusconi, e il Pd un’accolita che difende i malversatori a scapito dei piccoli risparmiatori».

Le voci dei contrari sono rare e deboli ma ci sono e si levano contro le mosse del premier e parte di quella sinistra, renziana, che un tempo si sarebbe scagliata contro Berlusconi, e oggi invece plaude alla deriva personalistica di Renzi. Persino il fustigatore Marco Travaglio titola il 18 settembre 2015 sul Fatto quotidiano: «Minacce, ricatti, compravendite. Ma se lo facesse Berlusconi?». Manco a farlo apposta Carlo De Benedetti, editore del Gruppo Espresso, lo stesso giorno rilascia un’intervista al Foglio dove dichiara: «Da quando Berlusconi non è più presente come lo era un tempo la sinistra è rimasta letteralmente senza ideali».

L’ex premier Enrico Letta poi, per togliersi qualche macigno dalle scarpe, il 3 maggio afferma: «Non tollero la doppia morale. Se lo avesse fatto Berlusconi saremmo scesi tutti in piazza», riferendosi all’Italicum. Parlando del caso De Luca, il 19 maggio ribadisce il concetto: «Se Berlusconi avesse candidato a governatore della Campania una persona nelle condizioni di De Luca, il Pd sarebbe sceso in piazza». Il membro del cda Rai Carlo Freccero è della stessa idea: «Le cose che ha detto sui talk show può dirle dentro Palazzo Chigi, fuori no. Se l’avesse mai dette Berlusconi sarebbe successo di tutto», si sfoga su Repubblica il 23 settembre.

Il 17 febbraio Maurizio Landini della Fiom sottoscrive che «Renzi è peggio di Berlusconi. Almeno Berlusconi di fronte a manifestazioni e scioperi si confrontò e discusse coi sindacati...». E il senatore Corradino Mineo, minoranza Pd, il 29 settembre 2014 dice che «già Berlusconi aveva cercato di modificare l’articolo 18, ma con più garbo di Renzi». Persino un maestrino come Andrea Scanzi si domanda su Facebook «se Berlusconi avesse fatto certe castronerie come avrebbe reagito gran parte di quella informazione che invece adesso giustifica Renzi?».Forse le piazze sarebbero piene. Invece sono vuote. Perché non le ha fatte Berlusconi.”.  (Fabrizio Boschi – Il Giornale.it 15 dicembre 2015)

POLITICA
7 dicembre 2015
Francia, vince la destra; allarmi...
           

E così in Francia la destra di Le Pen (zia Marine e nipote Marion), come da previsioni, stravince con il 30% dei voti e diventa il primo partito.

E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista; e fascista (ci sta sempre bene, come la CIA ed il Mossad negli intrighi internazionali). Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia; va bene solo se vincono loro, i sinistri. Ho ripetuto spesso questa curiosa interpretazione del principio democratico (e della doppia morale) che usano applicare negli ambienti dei nipotini di Stalin e dei cattocomunisti travestiti da liberal democratici progressisti riformisti rottamatori etc. Ma non è una novità; una volta che li conosci sai già in anticipo quali saranno le loro reazioni.

Sarà un caso, ma oggi arriva anche la notizia della sconfitta di Maduro, l’erede di Hugo Chavez (l’amico fraterno di Fidel Castro), in Venezuela (Maduro battuto, vincono le opposizioni, fine del chavismo). Vince una  coalizione che raggruppa una trentina di partiti che vanno dalla sinistra moderata all’estrema destra, uniti dalla volontà di  porre fine a 16 anni di regime che ha portato il Venezuela al disastro economico e sociale. Fine del chavismo, quindi, ed ennesima dimostrazione del fallimento totale di un altro regime di ispirazione socialcomunista. Forse non si è ancora capito bene quale effetto devastante abbiano le idee marxiste e quali danni abbiano portato nel mondo. Non vogliono capirlo quelli che hanno interesse a non capirlo perché cavalcano l’ideologia e ci campano. E non vogliono capirlo gli ingenui che credono ancora alle utopie socialiste, alla fratellanza universale ed agli asini che volano. Ma prima o poi dovranno riconoscerlo; hanno solo bisogno di tempo per riflettere. Hanno i riflessi lenti, il pensiero diesel, lento a partire. In Venezuela hanno impiegato 16 anni a capirlo. In Russia, ancora peggio, hanno impiegato 70 anni a capire che avevano sbagliato tutto e che la rivoluzione d’ottobre fu una grande, tremenda e tragica cazzata. Ma questa è un’altra storia.

Ora dovrei ripetere alcune cose già dette e ridette; ma siccome, appunto, sono state già dette, tanto vale ricopiarle così come sono (che grande invenzione il copia/incolla). Riprendo, quindi, un post di gennaio scorso nel quale parlavo di Marine Le Pen, nel quale riportavo un altro vecchio post di quasi quindici anni fa in cui parlavo del padre, Jean Marie; non è cambiato nulla, è sempre valido.

Le Pen, democrazia e libertà limitata (gennaio 2015)

Martedì scorso al programma di Giovanni Floris, su La7, era ospite in studio Marine Le Pen, leader del Front national francese. Forse è stata invitata per discutere dei recenti tragici fatti di Parigi. Ho seguito solo qualche minuto, mentre facevo zapping, perché guardare la faccia di Floris e sentire quella sua vocina da gallina ovaiola mi mette tristezza, mi deprime, è urticante. Come del resto lo sono i suoi degni compagni conduttori “imparziali“, Santoro, Formigli, Iacona, Lerner, Annunziata; tutti legati da un tratto comune, la faziosità disgustosa e l’espressione facciale da sciagura imminente. Mi chiedo da sempre perché tutta questa gente di sinistra abbia quelle facce ingrugnite e quelle espressioni  da lupo mannaro. Mah, eppure deve esserci una spiegazione scientifica. Forse Lombroso esagerava, ma ci è andato molto vicino.

Bene, Floris le ha chiesto perché non abbia partecipato alla grande manifestazione, voluta da Hollande, che ha visto sfilare a Parigi milioni di francesi,  contro il terrorismo ed a sostegno della libertà di stampa e di satira.  La risposta di le Pen è stata, cosa che già sapevamo perché riportata da tutti i media, che non è stata invitata, perché sia Hollande, sia gli altri invitati e partecipanti al corteo, hanno ritenuto che la sua presenza fosse inopportuna. Ora resta da chiarire perché tutti possono partecipare ad una manifestazione pubblica contro il terrorismo e per la libertà di espressione eccetto Le Pen. Si manifesta per la libertà di espressione, ma si vieta ad una parte sociale la libertà di partecipare. Ma allora di che libertà parlano, di una libertà vigilata, limitata, riservata a pochi eletti? Roba da “Vengo anch’io…no, tu no. Ma perché? Perché no“.

Ecco, questo è lo strano concetto di libertà sbandierato dalla sinistra. Prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché la libertà di espressione va bene per la sinistra, ma non per la destra e perché se vince la sinistra è una grande vittoria della democrazia e se, invece, dovesse vincere la destra è un grave pericolo. E siccome questa differenza non è scritta in nessun documento ufficiale, men che meno nella Costituzione, da dove arriva questa bizzarra interpretazione autentica del concetto di democrazia? Mi son ricordato che circa dodici anni fa (usavo internet da pochi anni e frequentavo dei forum di discussione), scrissi qualcosa in un forum proprio su questo argomento. E parlavo proprio di Jean Marie Le Pen, il padre di Marine. Il suo improvviso ed inaspettato successo elettorale in quegli anni e la crescita dei consensi fece scattare l’allarme da parte della sinistra e dei moderati che  consideravano l’avanzata della destra come  un grave pericolo per la libertà e la democrazia. Già, esattamente come oggi, non è cambiato niente. Se vince la sinistra è democrazia, se vince la destra è allarme generale e sono a rischio libertà, democrazia e diritti umani.  Mah, misteri che potrebbero spiegarci solo le menti illuminate, oppure basta avere la tessera di un partito di sinistra, uno qualunque. Ecco cosa scrivevo allora…

Le Pen e lo strano concetto di democrazia

Quasi quasi, sarei tentato di parlar bene di Le Pen. Così, “per vedere l’effetto che fa!”. Ma come, strombazziamo tanto per rivendicare la libertà di opinione e la democrazia, e poi, appena qualcuno ha idee diverse dalle nostre, si organizza e, magari, ottiene consensi, apriti cielo?
Scattano tutti gli allarmi possibili, si accendono tutte le luci rosse di pericolo imminente e visioni catastrofiche turbano il sonno di tutti i ferventi sostenitori della democrazia ad oltranza. Già, perché noi siamo quelli che guai a toccarci la democrazia. La nostra è una democrazia che più democrazia non si può. Una democrazia dove tutti hanno tutte le libertà possibili e immaginabili: libertà di pensiero, di parola, di associazione, di organizzare scioperi, cortei, girotondi; insomma, di fare quello che gli pare. Siamo così democratici che abbiamo eletto “Miss Italia” una ragazza mulatta di Santo Domingo.  Siamo così democratici che siamo riusciti  a mandare in Parlamento perfino un’attrice porno,  Cicciolina.

Sì, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali, ladri e galantuomini, geni e cretini: possono associarsi, organizzare un partito, votare, essere votati, essere eletti, andare in Parlamento e ricoprire le più alte cariche dello Stato. Tutti, ma proprio tutti, possono partecipare attivamente alla vita politica: nullafacenti, sfaticati, incompetenti, incapaci, ruffiani, analfabeti, ladri di polli, ladri specializzati, inetti, truffatori, falsi profeti, pifferai magici, arrivisti, corrotti, puttane, pederasti, porno attrici e scemi del villaggio; lo garantisce la Costituzione, perché questa è la democrazia.

Ma anche la Francia è una nazione democratica in cui sono vigenti gli stessi principi democratici dell’Italia. E allora, perché Cicciolina sì e Le Pen no? In Francia hanno una strana democrazia, diversa dalla nostra, che prevede delle clausole che limitano i diritti di alcune componenti della società? Pare, dicono, che Le Pen sia un pericolo perché è “di destra”. Ma dove è scritto che la democrazia può essere solo di sinistra e chi è di destra è escluso dalle regole democratiche? Ma allora diciamolo. Si abbia il coraggio di ammetterlo e di scriverlo a caratteri cubitali: “In democrazia tutti hanno libertà di pensiero, di parola, di associazione, eccetto Le Pen”. Troppo restrittivo? Allora diciamo “eccetto quelli di destra”. Troppo vago? Diciamo “eccetto i fascisti e i nazisti”? Non è ancora esatto, vero? Già, è sempre difficile dimostrare che qualcuno sia fascista o nazista. Dico dimostrarlo davvero con i fatti e documenti concreti, non solo a parole, giusto per insultare qualcuno (come se, invece, essere comunista sia un titolo onorifico, anche se qualcuno lo crede davvero). Allora diciamo “eccetto  razzisti e xenofobi”. Ci stiamo avvicinando, fuocherello? Bene, l’importante è stabilire esattamente chi e perché sia escluso dai diritti garantiti dalla democrazia.

Siccome il lavoro sarà lungo ed impegnativo, proporrei, secondo la migliore tradizione italica, di costituire una Commissione di esperti ad hoc (con regolare e sostanzioso gettone di presenza per i componenti) che provveda all’uopo! Magari nel giro di qualche anno riusciranno a produrre uno straccio di documento. Tempi lunghi? Beh, ma volete dargli almeno uno o due anni di tempo per provvedere alla nomina dei componenti la commissione, secondo le rigide norme del manuale Cencelli? E almeno uno o due anni per nominare i consulenti ed esperti che collaborano con la Commissione (e individuare con lo stesso manuale gli esperti amici ai quali andranno lauti compensi)? Ogni Commissione che si rispetti ha un pool di consulenti. E una volta insediata, necessita di almeno 2 o 3 anni per acquisire gli atti (ci sono sempre atti da acquisire) e leggerli, farseli spiegare, farseli rispiegare (c’è sempre qualcuno che non capisce bene alla prima lettura) e poi valutare le conclusioni e stilare un documento finale che, ovviamente, deve essere concordato.

E volete che, quando stanno per concludere i lavori, non spunti fuori un documento segreto che rimette tutto in discussione? Questo è il bello dei documenti segreti: spuntano fuori quando meno te lo aspetti. E volete che, alla fine di lunghe e travagliate peripezie, il documento finale non venga sottoposto all’esame del Parlamento? E volete che il Parlamento decida senza aver prima nominato una seconda Commissione parlamentare che valuti il lavoro della prima Commissione di esperti?  Chiaro?   Ustica! Una cosa è certa: la democrazia garantisce a tutti la libertà di pensiero ed il diritto di esprimerlo. Ma, al di là delle dichiarazioni ufficiali,  per evitare complicazioni nell’attuazione pratica di quei principi democratici, qualcuno deve essere escluso da quei diritti.

Mi viene in mente una celebre battuta (chissà perché sto pensando a Stalin, era sua?): “ Potete esprimere liberamente le vostre idee,  purché siate d’accordo con me”. Forse le parole non sono esatte, ma il concetto è quello. La democrazia è una gran bella cosa sulla carta, ma nella realtà c’è sempre qualcuno che deve interpretarla, adattarla e porre dei limiti; per il bene del Paese, s’intende.

E allora sono assalito, ancora una volta, dall’ennesimo dubbio. Visto che si tende, secondo le circostanze e la convenienza,  a porre dei limiti alla libertà di espressione,  siamo proprio sicuri di volere una democrazia in cui a tutti, ma proprio a tutti, siano garantiti gli stessi diritti, come recita la Costituzione? Immagino che qualcuno stia già pensando al famoso detto di Voltaire “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte, perché tu sia libero di esprimerle”. Fatto, così evito che qualcuno lo citi nei commenti, obbligandomi a precisare che non sono d’accordo con Voltaire! Come mi permetto?  Mi permetto proprio in virtù della sua affermazione.

E non solo sono assalito dal dubbio, ma ogni volta che penso alle aberranti conseguenze di una distorta applicazione di certe ideologie politiche, sento che c’è qualcosa che non va, che non quadra, che non torna, che non mi convince, qualcosa che mi procura un senso di leggero fastidio quasi fisico, come una digestione difficile. E mi resta il dubbio che  l’effetto sia dovuto alla democrazia o ai peperoni. Ma soprattutto, mi restano mille dubbi sul concetto di libertà e di democrazia, sulla loro attuazione pratica e sull’onestà intellettuale di chi ne predica i principi, ma li applica a discrezione, secondo le circostanze e la convenienza.

Mi chiedo perché se i comunisti organizzano comizi, feste, sfilate, scioperi e cortei, è una manifestazione di libertà e se, invece, sono movimenti di destra a fare le stesse cose è un grave pericolo per la democrazia.  Perché i comunisti sì e gli anticomunisti no? Perché gli immigrati, extracomunitari etc, possono manifestare per rivendicare dei diritti e non potrebbero farlo coloro che sono contrari all’immigrazione? Perché gli stranieri sì e gli xenofobi no? E perché non i razzisti? E perché i gay, omosessuali, bisessuali, transessuali, travestiti, bohsessuali (quelli che non si capisce bene cosa vogliano) possono rivendicare il diritto e la libertà di praticare ed ostentare le loro bizzarrie sessuali e sbandierarle ai quattro venti, mentre qualunque opinione contraria non è libertà di opinione, ma è un grave atto discriminatorio? Perché gay sì e anti-gay no? Perché sterminare gli ebrei  è genocidio e sterminare i pellerossa  non solo non è genocidio, ma è un atto di civilizzazione del Nuovo mondo di cui vanno tutti fieri e festeggiano facendo strage di tacchini?  Perché da noi basta guardare storto un nero per essere accusati di razzismo e se in Africa i neri si ammazzano fra loro, distruggendo villaggi e sterminando intere etnie, nessuno parla di razzismo?   Perché tutti hanno diritto alla comprensione ed alla tolleranza ed  i cretini no? Perché essere di sinistra è un merito ed essere di destra è una colpa?  Perché Jospin sì e Le Pen no?

Troppe domande, vero? OK, basta! Con questo non voglio assolvere o condannare nessuno.
Voglio semplicemente sollevare qualche dubbio su concetti che diamo per scontati e che, forse, tanto scontati non sono. Ma, chissà perché, mi viene da pensare ai “Corsi e ricorsi storici” e all’alternanza dei governi; dalle monarchie alle democrazie, alle repubbliche, alle oligarchie, alle tirannie e poi  daccapo, dagli albori della civiltà, dall’antica Grecia a Roma, fino ai tempi nostri. E mi chiedo ancora perché la volontà ed il desiderio di libertà, giustizia, democrazia e uguaglianza si tramutano in idee che, a loro volta, partoriscono delle rivoluzioni  che pretendono di attuare quei principi di libertà, uguaglianza, giustizia, seminando morte, terrore e distruzione.

 La rivoluzione d’ottobre ne è la perfetta rappresentazione. Per realizzare il paradiso dei lavoratori hanno fatto fuori tutti gli oppositori: morti ammazzati, incarcerati, internati nei manicomi o semplicemente “ibernati”  nei gulag siberiani (tipici villaggi vacanze sulla neve offerti dal regime; simili alle nostre settimane bianche, ma leggermente più scomodi), tutti immolati alla “causa della rivoluzione”. Ha causato più morti la rivoluzione bolscevica che Hitler nei suoi campi di soggiorno climatico per i discendenti di Abramo (le stime sulle vittime  del bolscevismo variano da 20 a 50 milioni). Ma questo non lo ricorda nessuno. Per scoprire, poi, dopo 70 anni, che quella “rivoluzione” è miseramente fallita, che avevano sbagliato tutto e che lo stesso comunismo è un tragico fallimento che è costato milioni di morti. Ma anche questo lo dimenticano in molti. Per non parlare della rivoluzione francese, che non è stata certo un’allegra scampagnata fuori porta.  Decine di migliaia di francesi persero la testa; e non perché fossero innamorati. E vi pare che dopo oltre due secoli, nel mondo e nella stessa patria di quella rivoluzione, ci sia libertà, uguaglianza e fraternità?

Mi viene da pensare che un calore eccessivo non cuoce la carne, la brucia. Un amore eccessivo, geloso e possessivo, non è amore. Una pioggia eccessiva non nutre i germogli, li distrugge. E che, infine, una libertà eccessiva non è libertà, è anarchia, è caos, è tutto, ma non libertà. Mi viene da pensare che non esiste una libertà di destra, una di centro ed una di sinistra. Una libertà “colorata”, di parte,  che si applica ad alcuni e non ad altri,  non è libertà, è solo una parodia, un falso, una truffa ideologica. Così libertà e  democrazia non possono  essere un’esclusiva della sinistra. Una democrazia che si reputa realizzata solo se trionfa la sinistra, non è democrazia. Ed una libertà che dipinge come “grave pericolo per la democrazia” chi esprime un pensiero diverso o contrario al proprio, è una libertà limitata, non è libertà. Eppure sembra che il concetto dominante sia proprio questo: la sinistra è democrazia, la destra no.

Ed in base a questo assunto la sinistra, nei decenni post bellici, si è appropriata dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia, diritti umani, vantando una paternità inesistente, grazie alla quale si sentono in diritto di concedere diritti e patenti di democrazia agli amici e negarle agli avversari. Grazie a questo inganno culturale hanno occupato tutti gli spazi possibili del potere, della cultura, dell’informazione, della scuola, della magistratura. Hanno occupato permanentemente le piazze, le fabbriche, si sono appropriati delle celebrazioni del 1° maggio, del 25 aprile, della resistenza, della lotta partigiana, ne hanno fatto patrimonio esclusivo della sinistra, escludendo chi non fa parte del branco, chi è fuori dal coro, chi non è “dei nostri”, perché chi non è con noi è contro di noi ed è un nemico da combattere con tutti i mezzi. E vorrebbero applicare e riconoscere i diritti costituzionali e la libertà solo ai propri militanti.

Ho l’impressione che alcuni, senza avere alcun titolo, si ergano ad interpreti, depositari  e difensori dei principi democratici e pretendano di applicarli a loro piacimento. Stiamo vivendo una specie di perenne ricreazione e  giochiamo una strana partita con dei giocatori che fungono da arbitri e cambiano le regole secondo il proprio tornaconto del momento, una surreale rappresentazione dove tutto è concesso ad alcuni, e vietato ad altri, senza limiti e restrizioni, e dove tutti possono fare tutto, purché siano dalla parte giusta!  E temo che un giorno, all’improvviso, nelle nostre città, nelle campagne, si accendano degli altoparlanti, che nessuno aveva mai notato, e che da quegli altoparlanti, sovrapponendosi ad una strana musica dal timbro tipico ed inquietante delle bande militari, con voce stentorea e per niente rassicurante, qualcuno urli: “ La ricreazione è finita”!

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